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Il nostro LIBRO


Glauco » 19 anni fa
...era partito con l'enfasi di chi pensava di avere un buon piano tra le mani, ma a poco a poco la sua figura assunse un'aria mesta e sconsolata.
"A questo punto potrei togliermi il casco e mostrarti il mio volto. Potrebbe essere simile al vostro o a qualche animale terrestre chiuso in gabbia contro la sua volontà "
Sembrò riflettere sulla prossima frase e forse si compiaque del corretto funzionamento del traduttore.
"Fatto sta che le sensazioni che mi arrivano da voi, mi danno uno strano senso di disagio"
"Ero arrivato qui per caso con la mia compagna, e ingenuamente ho sperato in un aiuto da parte vostra. Tu me lo daresti pure...ma diciamoci la verità , ti vergogni di noi, delle nostre usanze emotive e come se non bastasse temi anche per la nostra incolumità ..."
"Ma io non ti ho mai detto nulla del genere" Replicai con fermezza e poi continuai:
"Ammetto di essere rimasto sorpreso da alcune espressioni sonore...questo si, non lo nego, ma non mi sono mai rivolto in tono offensivo...almeno credo"
GRTULKO non cambiò posizione. Rimase seduto e attese solo che io finissi di parlare. Poi continuò con lo stesso tono dimesso.
"Non c'è bisogno che tu parli perchè io sappia. Voi conoscete la teoria della telepatia, noi la usiamo da milioni di anni. Mi è bastato starti vicino qualche minuto..."
Senza poterci fare nulla sentii avvamparmi le guance, e istintivamente piegai la testa avanti per non farmi guardare negli occhi.
"Tu sei salito su questa nave per dolore. Volevi bene ad una donna e lei ti faceva soffrire con un tuo amico. Noi questa realtà  non la conosciamo e dubito che chi fa tutto questo, riesca ad essere generoso con degli stranieri maleodoranti.. "
Avrei voluto parlare, giustificare almeno la mia persona ma preferei ascoltare il suo sfogo fino alla fine.
"Volete le vostre foto dappertutto. Vi compiacete di capacità  che non possedete. Inseguite una qualsiasi fama e poi denunciate chi ve l'ha data. E poi cos'è questa storia delle guerre e dell'autodistruzione? Come mai vendete prodotti dannosi a prezzi folli? E'vero che molte delle vostre donne guardano di più ai soldi che ai sentimenti? Perchè per farvi capire che gli piacete vi snobbano?"
Sentivo che sarebbe potuto andare avanti per ore, e io al momento non riuscivo a rispondere nemmeno a una sola domanda...

Glauco » 19 anni fa
...era entrato nella mia coscienza e aveva avuto libero accesso in ogni meandro della mia memoria storica.
Le delusioni, tutte le mie paure e le infinite incongruenze della nostra esistenza, gli dovevano essere arrivate addosso con la violenza di una fucilata, e ora se ne stava lì come un animale ferito, diffidente ed impaurito.
"Sai.." mi disse titubante "..all'inizio non capivo perchè mi fosse sopraggiunta quella specie di rabbia verso la mia compagna.
Non mi ero mai lamentato della sua collezione di meteoriti, non mi era mai sembrato strano che fossi io quello che si dava da fare.
La sua stessa matrona, l'avevo sempre vista solo per ciò che era, una matrona affettuosa e apprensiva; mai mi era parsa così brutta come in questi ultimi momenti.
Ho cominciato a pensare con la vostra testa; mi sono fatto influenzare, inquinare direi, dai vostri concetti..."
Smise per un attimo di parlare; controllò attentamente il traduttore come a voler essere sicuro che funzionasse perfettamente. Forse quello che stava per dire era di estrema importanza.
Alla fine parlò nuovamente, e le parole che uscirono dal traduttore furono scandite con fatale chiarezza.
"Essere caduti su questo pianeta potrebbe essere la nostra fine"


» 19 anni fa
Lo appallottolai e lo gettai nel cestino, accanto alla mia citybike...
non prima di aver memorizzato l'indirizzo: si era trasferita in una cittadina del litorale laziale.

Tornai verso casa a ritmo sostenuto, come ai bei tempi. E' sempre una questione di testa.
Mi tornava alla mente il nostro rapporto tormentato, tra continui litigi ed incomprensioni. Eravamo nonostante tutto inscindibili ed imprescindibii.

Una volta litigammo di brutto, "solo" perché avevo deciso di lasciarla [n.d.r.: parliamo di amor platonico].
Ella protestò: "Che t'ho fatto?"
Ed io freddamente: "Niente. Le storie, come ogni cosa, hanno un inizio e una fine. Tutto qua".
Cecilia: "Non ti capisco. Che ti è preso? E perché oggi mi hai lasciato quel plico con dei documenti, senza neanche chiedermelo? Riprenditeli, non sono il tuo corriere. Io non do niente a nessuno e non sono documenti miei!".
Io ancor più fredddo: "Sei piuttosto infantile. Mi dispiace. Per te."
Sapevo che si sarebbe irretita: "Infantile? Ci mancava questa! Ma che cavolo ti prende? Che ti ho fatto? Perché mi fai questo?".
Cercava di impietosirmi, ma io: "Eravamo d'accordo, mi pare".
Ella fuori tema: "D'accordo?" Ma su cosa? Me che stai a dire? Non ti ho detto di andartene da me!".
Era come sempre autoreferenziale, stavolta a torto: "Sul plico tuo tramite".
Ora vacillava: "Non mi ricordo. Comunque mi porti il plico, te ne vai e mi scrivi che hai chiuso con me, così di punto in bianco ...Io vorrei sapere una cosa: si può sapere per chi mi avete preso? Porca miseria, non sono un oggetto!".
Mi includeva nella congerie di uomini e di persone che l'avevano abbandonata:
"Posso risponderti per Me: non sei un oggetto".
Era furiosa e logorroica (i ruoli si erano ribaltati): "Ma vai a quel paese! Ma che davvero davvero?!?! Prima ti sta bene così, il giorno dopo cambi idea. La finisci di giocare? Se non ti interessa niente di me, io non starò ad elemosinare affetto ...".
Cercava di nuovo di impietosrmi, ma cascava male: "Non gioco. Non in queste cose".
E Lei: "Mi sembra di si ... Giochi come tutti. Sono senza parole ...".

Immancabilmente dopo un paio di giorni mi chiamò. Era titubante. Temeva di avermi perduto stavolta per sempre. Mi propose di uscire. Fui vagamente possibilista. In altri tempi mi sarei precipitato. La pioggia mi venne in soccorso.
La chiamai: "Mi sono liberato. Piove. Se vuoi ci vediamo, ma non mi recuperi".
Capì l'antifona: "Volevo vederti perché ero un po' triste e volevo stare con una persona amica e ho pensato a te". Questo il suo sillogsmo. Soggiunse: "Si, piove. Ci vediamo un'altra volta. Fa niente".

Ci saremmo rivisti: mi avrebbe riaccalappiato od era lei ad essere accalappiata da me, forse ...

» 19 anni fa
Ci rivedemmo in effetti, dopo diverso tempo.
Cecilia mi aveva convinto così: "T'ho sognato questa notte. Ho sognato che ci abbracciavamo ...".
A lei di me piaceva che avevo cura dei particolari, proprio quelli che agli occhi degli altri, anche più intimi, apparivano come insignificanti o addirittura neppure apparivano.
Di lei a me piacevano la voce, il profumo, il volto, il ...
Ci dicevamo tutto e di tutto: le nostre vite erano come un libro aperto.
Era un rapporto di amcizia, al resto provvedevano e il ragazzo e Luca.
Peraltro non mi sarebbe dispiaciuto accompagnarmi con lei;
mi divertiva formularle proposte piccanti ed ancor più sentirla fintamente allibita.
I nostri sporadici incontri erano scanditi dalle lancette dell'orologio: talvolta avevamo parecchio tempo a disposizione per parlare o per tacere; tuttavia agli ultimi minuti mi prendeva un magone per le cose che avrei voluto dirle e per quelle che Cecilia non avrebbbe voluto sentirsi dire.
Ma la tirannia del tempo paradossalmente rendeva più avvincente il rapporto; probabilmente se avessimpo avuto intere giornate a disposizione, sarebbe subentrata la routine.
Cecilia si era imposta di non parlarmi più di Luca e di quello che combinavano; non voleva ferirmi. C'era stato un tempo in cui avrei fatto follie per lei, ma oramai era passato, forse.
Ero io allora a chiederle di Luca, con malcelata indifferenza; Cecilia me ne parlava e le si illuminava il volto. A me faceva piacere vederla in questo stato di grazia; nel contempo non potevo non dolermi del motivo sottostante.
Mi parlava spesso della sua amica del cuore, una certa Maria. Non volle mai presentarmela; credo ne fosse gelosa, anche se non ne aveva motivo: non stavamo, né giacevamo assieme. Cominciavo a pensare che questa Maria non esitesse e fosse solo frutto della sua fantasia, davvero perfida, ops, fervida.

Glauco » 19 anni fa
Ero troppo giovane per capire al volo che era insito nella natura femminile il bisogno di assoluta attenzione.
Maria esisteva eccome; Cecilia non aveva alcuna idea chiara su noi due, probabilmente non aveva neppure un'idea e anche questo, avrei capito solo molti anni dopo, faceva parte del mondo prettamente femminile. In ogni caso, al momento attuale la cosa più importante è che lei fosse al centro di ogni mia attenzione, in quelle di Luca o di chiunque altro avesse avuto, e solo secondo lei, il piacere di conoscerla.
Esistevano strani meccanismi oscuri per la mia giovane età , capaci di innescare situazioni di pomiciamento nel preciso istante in cui io mostravo il massimo interesse o per lei o per la sua misteriosa amica.
Il pomiciamento era solo nella mia testa; avevo talmente poca fiducia nelle mie capacità  amatorie, che anche quando i segnali di Cecilia arrivavano forti come fucilate, io non ero in grado di far altro che sussultare per il colpo.
Il mio palese apprezzamento per la sua fisicità  (talvolta non le staccavo gli occhi di dosso), o i complimenti che goffamente provavo ad infarcirgli durante le nostre passeggiate, sembravano sortire lo stesso effetto delle mie domande sulla sua fantomatica amica.

Ora che sono trascorsi tanti anni da quei momenti, sento che la vita non è stata completamente leale nei nostri confronti.
Quello che all'epoca e ai miei occhi, appariva come una sorta di oscuro ed eccitante meccanismo in grado di realizzare una serie di possibilità  da capogiro, era probabilmente altrettanto misterioso ed oscuro anche agli occhi di lei.
Il controsenso era comunque, che ambedue, pur innestando involontariamente una serie di mine altamente esplosive, continuavamo imperterriti a non incontrarci.

» 19 anni fa
Avrei dovuto essere più giudizioso, nonostante la mia ancor giovane età :
perché coltivare un sogno irrealizzabile? Cecilia era plurimpegnata ed il mio turno o non sarebbe mai arrivato o sarebbe arrivato troppo tardi, per tutti.
Avevo a disposizione Maria, una ragazza avvenente, eppure non la degnavo di uno sguardo; per me era come se non esistesse; non avevo occhi che per Cecilia.
Ricordo che un giorno mi incontrai con entrambe: fu allora che la conobbi. Cecilia aveva parcheggiato la autovettura come al solito in maniera improbabile. Doveva sbrigare delle commissioni e pregò Maria di porsi al volante, pronta a spostare il mezzo ove fosserro sopraggiunti controlli.
Io rimasi a tenerle compagnia sul sedile del passeggero. Faceva caldo. O forse ero io che sentivo caldo. Parlammo del più e del meno. Io, che di solito ero piuttosto loquace, intercalavo alcuni cenni o parole di assenso e nel sentirla la scrutavo e la miravo. Cecilia non sarebbe tornata prima di venti minuti. Io ero piuttosto timido, da sempre, in occasione del primo approccio. Dopo però non mi facevo pregare e manifestavo la mia esuberanza anche per la strada, anche davanti a sguardi indiscreti di ignari passanti. Presi il coraggio a due mani: mi avvicinai a lei sino a sfiorarle il volto, con una mano le pettinai la lunga chioma dietro la nuca e le dissi che avevo l'impellente bisogno di sussurrarle qualcosa all'orecchio. Stette a sentire, disponibile. Non le parlai, mi limitai a baciarle il lobo. Ebbe un sussulto: la cosa le provocava dei brividi, di solletico o di piacere, forse ... Mi pregò di sospendere le operazioni, spiegandomi che comunque non le aveva trovato affatto disdicevoli. Facemmo appena a tempo a ricomporci perché Cecilia sbucò da tergo, bussando sul lunotto.
Scesi dalla autovettura per salutarla e la rimproverai bonariamente per avermi lasciato in balìa di una sconosciuta per mezz'ora buona. Ci scambiammo, come di consueto, due baci sulle gote mentre ella aveva un occhio rivolto alle lancette dell'orologio; avrebbe dovuto raggiungere il ragazzo - era il suo turno - già  da un quarto d'ora. Nel frattempo anche Maria era scesa per riprendere il posto a lato della conducente e mi rivolse uno sguardo di intesa che lasciava presagire degli sviluppi ...

» 19 anni fa
Artiste: Claudio Lolli
Chanson: L'isola Verde

Vivere costa fatica, quando la vita è tutti i giorni uguale.
Vivere costa fatica, quando dai giorni non nasce nient'altro che male.
Ditemi come si fa, a vivere tutta la vita in questa città .
Di giorno sudore d'attrezzi, di notte cercar nelle strade le donne coi prezzi.
Arriva un mattino improvviso, una luce strana che entra da una finestra.
E sotto è sparito il cortile, c'è un'isola verde che tinge i miei occhi di festa.
Nessuno avrebbe esitato, a volare felice incontro ad un sogno così.
E l'aria riempie il palato, la terra raccoglie le ossa di un uomo impazzito.
Mi chiamano pazzo perché, ho sempre in mente di andarmene dalla città .
Di andarmene a vivere là , nell'isola verde della mia felicità .
Laggiù mi aspetta Maria, la donna che ho sempre sognato e non è stata mia.
Mi aspetta dentro una casa, piena di luci, di fiori
, dipinta di rosa
.
Laggiù mi aspettano giorni, pieni di sole, colore e di allegria.
Laggiù saprei dimenticare, i muri guardiani che oggi mi fan compagnia.
Ma, non vogliono ch'io viva là , nell'isola verde della mia felicità .
Vogliono che viva qui, vestito di bianco e costretto a rispondere si.


» 19 anni fa
La Casa in Riva al Mare
Lucio Dalla


Dalla sua cella lui vedeva solo mare
ed una casa bianca in mezzo al blu,
una donna si affacciava: Maria!
àˆ il nome che le dava lui.
Alla mattina lei apriva la finestra
e lui pensava quella è casa mia
tu sarai la mia compagna, Maria...
una speranza e una follia...

E sognò la libertà 
e sognò di andare via, via, via

e un anello vide già 
sulla mano di Maria
.
Lunghi silenzi,
come sono lunghi gli anni,
parole dolci che si immaginò,
stasera vengo fuori, Maria!
Ti vengo a fare compagnia...

E gli anni stan passando
tutti gli anni insieme
ha già  i capelli bianchi e non lo sa;
dice sempre manca poco, Maria...
vedrai che bella la città ...
E sognò la libertà 
e sognò di andare via, via, via

e un anello vide già 
sulla mano di Maria.
E gli anni sono passati
tutti gli anni insieme
e i suoi occhi ormai non vedon più
disse ancora: la mia donna sei tu
e poi fu solo in mezzo al blu
.


amaiorani » 19 anni fa
Fu la seconda volta che incontrai Maria che non mi tenni proprio. Eravamo ad un concerto di Giorgio Gaber e quando dopo il solito coro scaturito da: "I borghesi son tutti dei porci, più sono grassi e più sono lerci, più son lerci e più c'hanno i milioni i borghesi son tutti ........." attaccò chiaramente "Chiedo scusa se arlo di Maria, non nel senso di qualcosa, quello che mi viene, certamente non è un tema appassionante in un mondo così pieno di tensione .....". Non so perchè quelle parole fecero scattare in me la voglia di sesso, ovviamente con Maria! Eravamo io, Maria e chiaramente Cecilia che dopo l'ennesimo litigio col fidanzato gli aveva rifilato tre turni di buche!
Io ero seduto in mezzo e con fare da houdini intrufolai le mie mani, senza che Cecilia se ne accorgesse in tutti i posti in cui Maria permise! Furono ben pochi i punti rimasti inesplorati tant'è che più d'una volta Cecilia chiese a Maria se si sentisse bene visto che diversi gemiti le uscirono dalla bocca! Io, a fine concerto nonostante fosse inverno restai in camicia annodandomi il maglione pesante intorno alla vita per nascondere il risultato delle eccessive attenzioni che anche io avevo ricevuto.
Incredibile come dopo quella altre volte ci lasciammo andare ad effusioni ma mai e poi mai, almeno io, ebbi la benchè minima intenzione di formalizzare il nostro rapporto con l'uscire insieme per mano ad esempio!
Oggi devo dire che spesso rimpiango quei giorni: il cuore per una il corpo per un altra! Ero scemo o ero un fico? So solo che allora mi rodevo nei sensi di colpa, oggi darei una mano per ritrovarmi in quella situazione!

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