Lo appallottolai e lo gettai nel cestino, accanto alla mia citybike...
non prima di aver memorizzato l'indirizzo: si era trasferita in una cittadina del litorale laziale.
Tornai verso casa a ritmo sostenuto, come ai bei tempi. E' sempre una questione di testa.
Mi tornava alla mente il nostro rapporto tormentato, tra continui litigi ed incomprensioni. Eravamo nonostante tutto inscindibili ed imprescindibii.
Una volta litigammo di brutto, "solo" perché avevo deciso di lasciarla [n.d.r.: parliamo di amor platonico].
Ella protestò: "Che t'ho fatto?"
Ed io freddamente: "Niente. Le storie, come ogni cosa, hanno un inizio e una fine. Tutto qua".
Cecilia: "Non ti capisco. Che ti è preso? E perché oggi mi hai lasciato quel plico con dei documenti, senza neanche chiedermelo? Riprenditeli, non sono il tuo corriere. Io non do niente a nessuno e non sono documenti miei!".
Io ancor più fredddo: "Sei piuttosto infantile. Mi dispiace. Per te."
Sapevo che si sarebbe irretita: "Infantile? Ci mancava questa! Ma che cavolo ti prende? Che ti ho fatto? Perché mi fai questo?".
Cercava di impietosirmi, ma io: "Eravamo d'accordo, mi pare".
Ella fuori tema: "D'accordo?" Ma su cosa? Me che stai a dire? Non ti ho detto di andartene da me!".
Era come sempre autoreferenziale, stavolta a torto: "Sul plico tuo tramite".
Ora vacillava: "Non mi ricordo. Comunque mi porti il plico, te ne vai e mi scrivi che hai chiuso con me, così di punto in bianco ...Io vorrei sapere una cosa: si può sapere per chi mi avete preso? Porca miseria, non sono un oggetto!".
Mi includeva nella congerie di uomini e di persone che l'avevano abbandonata:
"Posso risponderti per Me: non sei un oggetto".
Era furiosa e logorroica (i ruoli si erano ribaltati): "Ma vai a quel paese! Ma che davvero davvero?!?! Prima ti sta bene così, il giorno dopo cambi idea. La finisci di giocare? Se non ti interessa niente di me, io non starò ad elemosinare affetto ...".
Cercava di nuovo di impietosrmi, ma cascava male: "Non gioco. Non in queste cose".
E Lei: "Mi sembra di si ... Giochi come tutti. Sono senza parole ...".
Immancabilmente dopo un paio di giorni mi chiamò. Era titubante. Temeva di avermi perduto stavolta per sempre. Mi propose di uscire. Fui vagamente possibilista. In altri tempi mi sarei precipitato. La pioggia mi venne in soccorso.
La chiamai: "Mi sono liberato. Piove. Se vuoi ci vediamo, ma non mi recuperi".
Capì l'antifona: "Volevo vederti perché ero un po' triste e volevo stare con una persona amica e ho pensato a te". Questo il suo sillogsmo. Soggiunse: "Si, piove. Ci vediamo un'altra volta. Fa niente".
Ci saremmo rivisti: mi avrebbe riaccalappiato od era lei ad essere accalappiata da me, forse ...